Indagine patrimoniale 2026: cosa è cambiato e cosa sapere prima di agire
Nel recupero crediti c’è una verità semplice: chi parte con i dati giusti vince più spesso. Chi parte “a tentativi” (diffide, decreti, pignoramenti a caso) rischia di perdere mesi e spendere soldi senza risultato.
Questa guida ti spiega cos’è davvero un’indagine patrimoniale, cosa è cambiato nel contesto operativo del 2026 e soprattutto quali informazioni servono prima di muoverti per scegliere l’azione più efficace.
Disclaimer: contenuto informativo, non è consulenza legale. Per scelte procedurali e azioni giudiziali è opportuno coordinarsi con il proprio legale.
Prima di leggere: l’errore n.1 nel recupero crediti (e come evitarlo)
L’errore più comune che vediamo ogni giorno è partire senza informazioni. Guarda questo breve video: ti chiarisce subito il punto e poi la guida qui sotto ti dà la checklist completa.
Cos’è un’indagine patrimoniale (e cosa NON è)
Un’indagine patrimoniale è un’attività finalizzata a ricostruire elementi utili alla solvibilità di un soggetto (privato o azienda) e a capire dove e come può essere efficace un’azione di recupero crediti.
Cosa può includere (in base al caso e al pacchetto)
- Presenza di rapporti e operatività bancaria con indicazione di eventuali capienze utili a orientare l’azione
- Situazione lavorativa (datore di lavoro, pensione, continuità del reddito)
- Elementi patrimoniali (beni, attività, segnali di disponibilità economiche magari occultate)
- Contesto economico: terzi pagatori, commesse, appalti (soprattutto per imprese)
Cosa NON è
- Non è una “visura generica” uguale per tutti o estrapolata da una semplice banca dati
- Non è una visura acquistata sul mercato delle indagini e poi rivenduta
- Non è la bacchetta magica: serve per decidere e mirare l’azione
Cosa è cambiato nel 2026 (contesto reale)
Quando diciamo “2026” non stiamo parlando di slogan. Parliamo di un contesto in cui:
- più persone e aziende usano banche online e fintech (rapporti più dinamici, più variabili)
- i flussi economici si muovono più velocemente (incassi, chiusure di rapporti, cambi datori/committenti)
- la differenza la fa l’approccio: chi lavora in modo “artigianale” e mirato spesso produce risultati più utili di chi lavora a pacchetti standard
Tradotto: oggi conviene ancora di più partire con informazioni solide e aggiornate, prima di avviare azioni costose o ripetute.
A cosa serve: 3 casi pratici
1) Evitare tentativi a vuoto
Se non sai dove colpire, rischi di agire sul “terzo sbagliato” o su informazioni vecchie. L’indagine serve per evitare mesi buttati.
2) Scegliere l’azione più efficace
Con i dati giusti puoi decidere: conviene puntare su conto corrente, stipendio/pensione, terzi pagatori o (per imprese) su commesse/appalti?
3) Dare una strategia all’avvocato (o allo studio)
Una buona fase informativa permette di impostare un fascicolo più completo e di scegliere azioni coerenti con la solvibilità reale.
Checklist: cosa sapere prima di agire
Questa è la parte più utile: una checklist concreta per capire se ti manca qualcosa prima di spendere soldi in azioni “al buio”.
A) Se il debitore è un privato
- Dati identificativi completi (nome, data/luogo nascita, CF, residenza)
- Indizi su lavoro o pensione (se presenti)
- Indizi su operatività bancaria (rapporto/abitudini di incasso)
- Contesto: professione, settore, stabilità reddituale
B) Se il debitore è un’azienda
- Denominazione corretta + P.IVA/CF + sede legale/operativa
- Operatività reale (attiva? lavora? ha commesse?)
- Clienti/committenti che pagano fatture oggi (non 3 anni fa)
- Appalti/commesse (quando presenti, spesso sono la chiave)
- Indizi su operatività bancaria e capienze
C) Il dato che cambia tutto: dove incassa davvero
Nel 2026, il punto non è “fare un’azione”. Il punto è capire dove passa il denaro. È lì che si costruisce una strategia di recupero crediti.
Vuoi partire con la scelta più richiesta?
Per impostare una strategia concreta, spesso il primo passo è una Indagine Bancaria (e, se serve, la versione con copertura più ampia).
Indagine Bancaria Full vs Full Plus: quale scegliere
Una domanda ricorrente è: meglio Full o Full Plus? La risposta non è “una è meglio”, ma “dipende dal caso”.
Quando può bastare la Full
- hai già indizi concreti su banca o tipo di incassi
- il profilo è “tradizionale” (operatività non troppo frammentata)
- ti serve una prima mappa per orientare l’azione
Quando conviene la Full Plus
- vuoi una copertura più ampia (utile se il soggetto usa canali più moderni/variabili)
- hai pochi dati e vuoi ridurre il rischio di “mancare” il bersaglio
- il caso giustifica un approccio più completo
Consiglio pratico: se l’importo è significativo e il debitore è “mobile”, la scelta più completa spesso costa meno del ripetere azioni inutili.
Come usare i risultati per decidere l’azione
Il valore dell’indagine patrimoniale non è “sapere per curiosità”. È decidere la prossima mossa:
- Se emerge reddito stabile → valutare pista stipendio/pensione
- Se emergono flussi bancari → pista conto/rapporti
- Se è impresa con commesse → pista terzi pagatori / appalti
- Se segnali negativi → evitare spese inutili e ricalibrare strategia
Questo è esattamente l’obiettivo: trasformare un recupero “a tentativi” in un recupero “a strategia”.
FAQ
Un’indagine patrimoniale garantisce il recupero?
No. Serve per aumentare le probabilità e scegliere l’azione più efficace, evitando tentativi a vuoto.
Quanto conviene farla prima di un’azione giudiziale?
Quasi sempre, soprattutto se non hai dati certi su dove il debitore incassa o su redditi/commesse.
Vale anche per piccoli importi?
Dipende. Se il costo dell’azione supera o si avvicina al credito, ha senso prima capire la solvibilità reale e poi decidere.
Per le aziende cosa è più importante?
Spesso capire chi sono i terzi pagatori (clienti, committenti, appalti) oltre all’operatività bancaria.
Qual è l’errore più comune?
Partire con azioni senza informazioni aggiornate: è il motivo per cui tanti recuperi diventano lunghi e costosi.
